Italia, mal di centravanti: i club preferiscono fare spesa all’estero

Le rose dei club di Serie A si stanno definendo e osservandole più da vicino nella prima giornata di campionato si può notare che nella posizione 9 c’è un gran affollamento di stranieri. Cosa succede? L'Italia, forse, non è più in grado di produrre un centravanti di alto livello come anni fa (vedi Vieri, Inzaghi, Toni, Gilardino ecc...).

La maggior parte dei club della massima serie punta su attaccanti stranieri e sempre meno sugli italiani. 

Il Milan, ad esempio, conferma anche per la prossima stagione Ibrahimovic e punta su Rafael Leao come giovane da affiancargli (comprato lo scorso anno per 30 milioni dal Lille).
Il Napoli, nonostante l'arrivo di Petagna a gennaio, ha speso 80 milioni per Osimhen (nigeriano, anche lui proveniente dal Lille).

Roma e Juventus punteranno reciprocamente su 2 centravanti stranieri, ovvero Dzeko e Milik.
L'Inter conferma la coppia d'attacco che tanto bene ha fatto quest'anno Lukaku-Lautaro e se quest'ultimo dovesse andar via i primi nomi che si fanno non sono di certo italiani.

Ma la lista non finisce qui.

La Lazio ha fatto un grosso investimento sul centravanti kosovaro, ormai ex Fenerbahce, Muriqi (pagato 18 milioni), il Bologna ha puntato su Supriaga (ucraino) mentre l'Atalanta, molto probabilmente, a Zapata e Muriel affiancherà Lammers (olandese) del PSV.

Insomma, per ora il vivaio dei centravanti italiano viene lasciato in stand by. Avranno fatto bene i nostri club?

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